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Lo avevamo invitato (al Maffia) nel 2001 poco prima dell’uscita del provocatorio album “The Mechanics Of Destructions (a nome Radio Boy), ma soprattutto sulla scia del capolavoro seminale “Bodily Functions”. Le funzioni corporali rappresentano per Herbert una fonte di suono (come il ruttino della fedele Dani Siciliano), con cui concepire diverse architetture ritmiche e microsamples conduttori della melodia. All’epoca Matthew prediligeva associare al tessuto ritmico, atmosfere jazzy-swing, evidenziando così una delle sue passioni adolescenziali che lo portò all’età di 14 anni a suonare in una big band. Nulla di strano quindi ritrovarlo in seguito a capo di un’orchestra di ben 16 elementi (la Herbert Big Band), tra i quali spiccano il maestro Peter Wraight, Phil Parnell ed un cast vocale d’eccezione: oltre alla compagna Dani, da segnalare le presenze di Arto Lindsay, Jamie Lidell, Mara Carlyle e Shingai Shoniwa, senza dimenticare l’intervento dei Mouse On Mars. Tutti rinchiusi presso i prestigiosi Abbey Road Studios, così da partorire “Goodbye Swingtime”, sintesi di sapori notturni e cinematografici d’altri tempi, sporcati dal mood politico, elettronico del produttore britannico. Il fattore politico muove da tempo Herbert verso forme di protesta intellettuale rivolta verso governi e multinazionali. Ed infatti lo ritroviamo nel 2005 con “Plat Du Jour” una critica al consumismo smodato del cibo usa e getta. Colazioni e pasti vengono campionati e frullati in un intruglio ritmico e melodico sorprendentemente suggestivo. Musica come intrattenimento, ma soprattutto, musica come importante e potente strumento di informazione. Questo tratto vale a Matthew Herbert il riconoscimento di uno spessore artistico e culturale tale da renderlo vero e proprio capofila dell’avanguardia elettronica internazionale. Se la carriera di produttore inizia nel 1996 pubblicando musica su diverse etichette sotto diversi nomi, come per esempio Doctor Rockit, Wishmountain, Radio Boy, Mr. Vertigo, Transformer, negli ultimi anni ha suonato al Montreaux Jazz Festival, al Centro Pompidou di Parigi, al Blue Note di Tokyo, al Sonar e al Glastonbury. Ha contribuito alla produzione di albums per Bjork e Roisin Murphy e remixato artisti come i Moloko, R.E.M., Perry Farrell, Serge Gainsbourg, Yoko Ono, John Cale, The Avalanches e Cornelius. Inoltre ha fondato e gestisce l’etichetta inglese Accidental Records. Come DJ invece ha girato i club di tutto il globo, almeno una decina di volte, in quanto esponente d’eccezione di quel sound britannico definito “smart”. E’ imminente l’uscita della ristampa di “100 lbs” il primo album di Herbert, fuori catalogo da ormai svariati anni al quale la !k7 affianca un bonus CD che raccoglie i migliori brani scritti tra il 1994 ed il 2000. Solo un piccolo assaggio di quello che ci aspetta in questo prefestivo al Maffia. Text Marco Febbraro |