In occasione del party di chiusura del Roma Europa Festival, Riccardo Villalobos e James Holden, capitanati da un sempreverde Sven Vath, approdano alla Fiera di Roma insieme alla famoso marchio Cocoon, il quale è sinonimo di intrattenimento notturno ad alto contenuto musicale e visivo, unito ad una buona ricerca della location. La consapevolezza di trovarsi di fronte ad uno degli eventi con maggior successo a livello europeo, unito al ricordo dell’esperienza fatta l’anno scorso sempre alla Fiera di Roma in occasione dell'appuntamento con Aphex Twin fanno della serata un evento irrinunciabile per la maggior parte dell pubblico. Lo si capisce anche dal grande numero di biglietti che vengono venduti: alcune stime parlano di 8000 prevendite e, in effetti, il botteghino fa registrare il “sold out”. La fiera di Roma è un ottima location dove portare eventi di questo tipo: lo hanno capito le maggiori associazioni che lavorano nel settore, ma anche lo stesso comune (che li patrocinia) si è reso conto delle enormi potenzialità che il complesso della Fiera può offrire; più in generale è il quartiere E.U.R. a vivere una seconda giovinezza: eventi come questo, insieme a quelli già sperimentati (Dissonanze, Ultrabeat…) fanno capire al meglio le possibilità che la zona può offrire. Come al solito c’è molta incertezza sul programma della serata, non si capisce chi suonerà per primo e quando inizierà; arrivati, verso le 2 mi accorgo con grande dispiacere che il primo artista della serata, James Holden, ha già finito di esibirsi, sul palco si avvicenda Villalobos, che porta con se la sua solita musica piena di sonorità differenti e mai banale; do uno sguardo in giro e mi accorgo che il capannone allestito per la serata è strapieno di gente. Vi sono grandi banconi che fanno da bar ai lati, ed è stata anche curata la parte del guardaroba che occupa una buona parte della sala. Lo spazio vicino al palco è stracolmo: tutti vogliono essere in prima fila a godersi, sotto le casse, lo show che, con Villalobos alla conduzione, regala bei momenti musicali. Comprendo subito il dictatum della serata: cassa dritta, sempre e comunque, con Villalobos che si sforza di regalare qualcosa in più al pubblico che assiste il quale, invece, non chiede altro che una bella sonorità sul techno-andante per potersi scatenare al massimo e godersi la festa. Vengono accontentati tutti quando, verso le 3, fa la sua comparsa Sven Vath; il mai domo DJ capisce al volo che aria tira e in omaggio al pubblico si esibisce con una serie, interminabile, di pezzi travolgenti e molto forti. Insomma, le richieste della folla sono accontentate, e per una buona ora il motivo trainante rimane una cassa “mostruosamente” dritta; verso la fine, quando capisce che dovrà chiudere, porta il suo set verso sonorità meno incessanti, contaminandole con beat più dolci. Nel complesso è stata una buona serata, ha offerto degli ottimi artisti di fama mondiale e ha permesso di riunire una folla di dance addicted rilevante; ma allora perché uscendo, non mi sento del tutto soddisfatto? Forse perché la situazione non era proprio quella che mi aspettavo, oppure è dovuto a qualcos’altro? Il motivo è semplice: ascoltando gli innumerevoli set (tra cui l’indimenticabile serata all’Hollywood nel 2004) di Sven Vath mi sarei aspettato qualcosa di più spesso e più elaborato a livello musicale. Tutto ciò influenza il mio giudizio che, nella oggettività dei fatti, rimane molto positivo; soprattutto per una considerazione finale: organizzare in Italia un evento del genere è già di per se motivo per il quale essere felici, perché situazioni di questo genere aiutano tutti: dalla Città che lo ospita a chi lo organizza, allo stesso pubblico che può usufruire di uno show di questo livello che, nello specifico, non è poco parlando del Cocoon… Unica nota oggettivamente negativa: il bar non può finire i superalcolici nel bel mezzo della serata!

Testo Paolo Martuccelli