Marco Febbraro: hi Tusslers, prima di tutto grazie per avermi concesso questa breve intervista. Grazie soprattutto perché immagino quanto possa essere duro sottoporsi a delle domande in questi giorni di grandi abbuffate che offuscano cervello e relativi pensieri.
A proposito come festeggiate il Natale di solito? Lo celebrate tutti?

Nathan Burazer: sono onestamente un Cristiano recuperato. Passo il tempo libero, le vacanze e queste feste comandate con amici e paranti organizzando, magari, grandi pranzi.
Warren Huegel: la mia famiglia non è mai stata troppo religiosa, ma abbiamo comunque sempre festeggiato il Natale. Di solito, lo trascorro con i miei cari nel sud della California.

MF: volete per piacere introdurvi, per nome e ruolo nella band?

NB: mi chiamo Nathan Burazer e nella band mi occupo delle sonorità elettroniche, manipolando samples, effetti e sintetizzatori.
WH: il mio nome è Warren Huegel, suono batteria e percussioni.

MF: la prima ragione per la quale ho deciso di chiedervi un’intervista e dedicarvi la copertina di questo numero è perchè sono rimasto irrimediabilmente folgorato da “Kling Klang”. So che sono passati ormai due anni, ma ancora oggi, ad ogni ascolto, me ne innamoro. Non so sinceramente come definire le sonorità, potrei dire dub-disco.
Voi come lo descrivete ed in ogni caso che strada avete percorso per questo risultato?

NB: si, dub-disco può andare, ma forse in una fase precedente. Eravamo abbastanza novelli all’epoca in fatto di produzioni, soprattutto lontani dal concetto di band. Le linee di basso di Andy erano estremamente influenzate dalla dub. Abbiamo ascoltato moltissimo King Tubby ed in generale i dischi della Studio One, un sacco di techno-dub stile Scape, Kit Clyton e Deadbeat tra gli altri. Le influenze si riversano nella musica che produci inconsapevolmente ed il lavoro in studio ti porta a dei risultati che è difficile prevedere.

MF: ma l’atmosfera di Kling Klang era già chiara nella vostra idea o è arrivata con il lavoro in studio?

NB: quando registrammo, non avevamo molti soldi in realtà, quindi, purtroppo, non potemmo girare più di tanto intorno a quello che avremmo voluto o comunque non avevamo tutto questo tempo per perfezionamenti ed ottimizzazioni. Il suono fu naturale al 100%. I produttori Desmond Shea, Thom Monhan e Phil Manley, furono geniali nell’aiutarci e catturare le nostre vibrazioni.

MF: venite tutti dallo stesso background?

NB: no, io vengo dalla visual art. La musica fu solo una parte della mia attività. Come dire? Era seduta sul sedile posteriore. Ma in breve i ruoli si sono invertiti, dal momento in cui scoprii che la musica è molto più divertente e ti proietta nel sociale. La musica mi ha illuminato. Con la visual art stavo diventando irreversibilmente concentrato su me stesso.
WH: il mio background è abbastanza variegato. Mi ha sempre affascinato la pittura ed infatti mi sono diplomato in arte alle superiori. La musica però è stata una costante della mia vita, sin da quando ero molto piccolo.

MF: come siete entrati in contatto con la Troubleman Unlimited, che è un etichetta abbastanza adulta e con un sacco di release di noise, hardcore, punk?

NB: ci videro suonare ad un warehouse party a New York nel 2002. Ci fu intesa da subito.

MF: e poi, che è allo stesso tempo la seconda ragione che mi ha spinto a contattarvi, come avete conosciuto i Munk, la Smalltown Supersound e questo giro europeo di adepti del suono 80ies?

NB: con i Munk abbiamo lavorato grazie alla Rong Music. Loro anno fatto un sacco di 12” insieme. Sono ragazzi a posto. Poi incontrammo Joakim della Smalltown Supersound a Chicago, sempre in occasione di un nostro live. Decise di portarci in Norvegia e ci organizzò qualche show, ottimi show. Joakim è veramente onesto, organizzato, professionale e strategico nel suo lavoro. Noi lo stimiamo immensamente. Farà uscire il nostro secondo album in Europa a febbraio 2007.

MF: che opinione vi siete fatti di questa scena in Europa? Della scena elettronica europea in generale? E che ci dite di San Francisco?

NB: non ho molto da dire sulla scena in Europa. Chiedimelo dopo il tour che ci aspetta tra aprile e maggio 2007. La scena a San Francisco invece è forte ed in continua evoluzione. Ci sono moltissime band e tutte valide che stanno affermandosi. Per noi è fonte di ispirazione, ma soprattutto ci si supporta vicendevolmente e questo penso faccia la differenza. Mi vengono in mente i Lemonade, Tits, Fuckwolf, Black Fiction e i C.L.A.W.S, come Erase Errata, Deerhoof, Numbers, che invece sono gli old schoolers.
WH: in termini di produzioni, creatività e sperimentazione, San Francisco è un posto eccezionale per un artista di ogni genere. Mi sembra però di poter dire lo stesso per l'Europa; vedi Oslo, Berlino, Londra, tanto per nominarne qualcuna. Quello che da voi ho sempre trovato incredibile, è il ruolo centrale dello stato. Sembra come se le istituzioni supportassero certe attività, sia in termini economici, sia cedendo spazi. Io ad esempio ho suonato in parecchi posti di proprietà pubblica. Questo da noi non succede.

MF: il sottotitolo che firma la copertina del “vostro numero” recita: Tussle, San Francisco brand new sound. Io personalmente guardo alla vostra città, come una tra le più underground, sperimentale e dal vibe incredibile.
Pensate che attualmente, il vostro suono sia tra i più freschi a San Francisco (non siate modesti per piacere)? E cos’altro è fresco per voi?

NB: fresco per alcuni. Altri non hanno nemmeno mai visto una band con 2 batterie, un basso ed un manipolatore di apparecchi elettronici. Noi cerchiamo di proporre qualcosa di nuovo, aprendo la nostra mente. Di certo se non sentissimo che stiamo sperimentando e che questa ricerca è stimolante ed effettivamente innovativa, non suoneremmo così. Per noi è fondamentale viaggiare, vedere posti nuovi.
WH: io sono entusiasta di poter suonare con i Tussle.

MF: diteci per favore qualcosa in più su Telescope Mind? Quando sarà rilasciato in Europa? E’ sulla stessa onda di Kling Klang?

NB: Telescope Mind esce a febbraio in Europa, per la Smalltown Supersound, come detto prima. Uscirà anche un 12” con i remix di Hot Chip e Optimo.

MF: Sono rimasto scioccato (in senso positivo naturalmente) da una delle vostre foto che si trova in giro per il web. Sto parlando di una batteria incredibilmente fornita.
E’ il normale set-up, quando suonate live? E cos’altro usate di così sorprendente?

WH: bhe, ero membro di "Drums For Children" un'associazione di beneficenza. Con alcuni amici decidemmo di versare una certa cifra per ogni tamburo ed ogni piatto che suonavo. Grazie a questo tipo di set-up e le tante occasioni per portarlo in giro, sono riuscito a donare 550,000 dollari americani contro la fame nel mondo. Non puoi immaginare quanto questo significhi per me. Aiutare i bambini attraverso la musica.

MF: prima di salutarci, spero vorrete dirci il disco che più di tutti è stato fonte di ispirazione. Me ne aspetto almeno uno a testa.

NB: Kool & The Gang“ Emergency”, Apex Twin "Richard James album", Moondog "The Viking Of 6th Ave".
WH: Can "Ege Bamyasi, Tony Williams "Lifetime" and "Turn It Over", The Beatles "White Album", tutto Police e Led Zeppelin.
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A cura di Marco Febbraro