Dargen D’Amico - Musica Senza Musicisti - 2006 Giada Mesi
Dargen D’Amico, dopo l’esperienza delle Sacre Scuole, inaugura la sua carriera solista con questo Musica Senza Musicisti (2006). Il rapper milanese per l’occasione abbandona il nickname Corvo d’Argento e si presenta all’appuntamento con il suo nome di battesimo, una veste grafica kitsch-psichedelica orrenda e un disco, totalmente fuori dai canoni musicali e stilistici cui siamo abituati, che è molto difficile da descrivere.
Io ci provo e lo faccio a partire dai difetti che, a mio avviso, ne limitano la godibilità:

1) Le produzioni curate da Dargen: batterie sporche e sincopate, fruscii, rumori di fondi, suoni industriali…a tratti sembra elettronica minimalista, a volte sfiora la cacofonia: sarò limitato io, ma quando D’Amico si limita a rappare e affida le basi a qualcun altro tiro un sospiro di sollievo che non finisce più.
2) La voce di Dargen: che sia effettata, sforzata nell’intonazione, pitchata o chissà cos’altro, fatto sta che suona totalmente innaturale e irritante.
3) La qualità audio del tutto: basi strane + voce strana + autoproduzione = cd che rende meglio con le cuffiette.

Prima che vi facciate un’idea sbagliata, però, mi devo sbilanciare: “Musica Senza Musicisti” è uno dei pochi dischi rilevanti che mi sia capitato di ascoltare ultimamente. Questo non vuol dire che sia perfetto e nemmeno che vi piacerà. Ma è assolutamente da sentire.
Prima di tutto perché non vi lascerà indifferenti, anche se lo doveste detestare: e in un periodo in cui ogni produzione hip hop sembra la copia di una copia di una copia, e ogni rapper il clone di un clone di un mc nemmeno tanto figo, non è cosa da poco.
E poi perché è un prodotto innovativo, visionario, malato e sorprendentemente maturo.

Che Dargen sappia rappare non è certo notizia dell’ultima ora. Se non ci credete, provate ad ascoltare “Salvation Army pt.1” (da “3 mc’s al cubo”, EP delle Sacre Scuole) e vedrete che la vostra mascella franerà a terra anche ad anni di distanza.
In “Musica Senza Musicisti”, completamente libero da qualsiasi vincolo, Dargen dimostra definitivamente di essere un poeta al microfono, l’unico mc in Italia (dai, facciamo uno dei pochissimissimi…) che scrive qualcosa degno di nota dal punto di vista letterario.
In questo senso l’album ha almeno un paio di picchi: la delicatissima “Missisipi Blues Remix” (…qualche copertina è ingiallita / come le dita di una fumatrice incallita…) e “La Prima Risposta”, senza dubbio il pezzo più bello, in cui Dargen dà di sé stesso una descrizione al negativo, elencando tutte le cose che in vita non ha mai fatto.
Ogni traccia ha la sua storia:
“Ricollocamento Di Un Operaio” (titolo geniale) inscena il dialogo tra un operaio e un camorrista che vorrebbe offrirgli un lavoro più remunerativo;
“Zafferano Vulcano Siciliano” è dadaismo al microfono, un semplice elenco di località che, così accostate, sembrano costruire un discorso che si è sempre sul punto di cogliere ma che non si afferra mai.
In “Lunedì Mestieri” Dargen sbriga le faccende di casa, porta giù il cane, pensa a cosa farsi da mangiare (nel ritornello) e fa il bucato (“capi bianchi come neve / ma mani viola come vene”), coniugando minimalismo concettuale e sapienza tecnica.

Evito di dilungarmi perché non finirei più. Vi basti sapere che la sperimentazione tematica e stilistica di “Musica Senza Musicisti” va molto oltre a quanto ho descritto; a volte si esagera pure, e pezzi come “Commo Una Troia” e “Lo Amore Per Tutti” mi lasciano perplesso sia per forma che per contenuto. Ma è una questione di gusti e mi devo ripetere: il grande pregio di questo CD sta nella sua originalità, nella capacità (niente affatto scontata) di superare quei tre/quattro macroargomenti che impestano il 99% delle produzioni hip hop, nell’abilità dello scrittore D’Amico di dipingere immagini con un microfono. Quantomeno l’ascolto è obbligatorio. www.myspace.com/dargendamico

Testo Fabio Varini