DJ Krush è senz’altro uno degli artisti più rappresentativi della scena elettronica da oltre vent’anni. Il film “Wild Style” cambia la prospettiva di Krush, quando era poco più che un teenager, ed illumina la sua strada verso l’hip hop, genere che permetterà al nostro di affermare le sue sorprendenti doti di DJ e punto di partenza per importanti collaborazioni, che lo vedranno, nel corso degli anni, al fianco di svariati produttori di caratura mondiale. Nel 1987 fonda la Krush Posse, con la quale guadagna il titolo di “Japan Best Hip Hop”. Nel 1992 scioglie la crew ed inizia il suo percorso solista. Oltre a distinguersi per le qualità nel turntablism, considerato il precursore dell’uso del giradischi come vero e proprio strumento, nel 1994 da alla luce il suo primo album "Bad Brothers", poi "Strictly Turntablized", "Meiso" e "Milight" le sue perle su Mo Wax e "Ki-Oku", in compagnia di Toshinori Kondo su Apollo. "ZEN", il suo sesto album, per AIFM Awards è “Best Electronica Album 2002. L’ultima fatica è "Stepping Stones" (2006), la sua prima raccolta di successi, remixati per l'occasione. Otto album in due decenni circa di carriera, è un traguardo che farebbe impallidire molti dei suoi colleghi, se consideriamo che parallelamente Krush ha confezionato colonne sonore per film, serie TV e performance in giro per il mondo, sia nei tuor di presentazione dei propri lavori, sia al fianco di musicisti di diversa estrazione musicale e background.
Nel 1998 forma, con DJ Hide e DJ Sak, un’unità dal nome RYU, con la quale ha realizzato un disco per Polydor (Giappone), cooperando con diversi percussionisti nigeriani. Da allora Krush, non ha mai abbassato la guardia, impegnando socialmente con JAG, un’associazione che lancia e continuerà a farlo, provocazioni e domande al mondo politico ed i governi del ventunesimo secolo.

A cura di Marco Febbraro