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Tornano in esclusiva al Brancaleone e come unica data dell’anno, i mitici Autechre. Criptici fin dal nome, gli Autechre (pronuncia: "o-tek-er") sono tra i massimi esponenti della ambient-techno mondiale. Le loro sinfonie elettroniche nascono da architetture complesse, basate su tempi inusuali e suoni distorti, con un uso massiccio di voci filtrate e riverberi digitali. Una formula musicale che raccoglie le fondamentali intuizioni di Kraftwerk e Tangerine Dream, aggiornandole con le sonorità di fine millennio. Grazie a una sapiente opera di destrutturazione di ritmi e suoni tipici della musica elettronica, i due deejay di Manchester hanno rivoluzionato la techno, proiettandola nello spazio, verso le sinfonie più audaci dell'ambient e della kosmische musik. Un'operazione fondamentale per la musica degli anni a venire, come dimostra la moltitudine di gruppi (dai Kid 606 agli Oval, dai Pan Sonic ai Boards of Canada, dai Radiohead post "Kid A" ai Matmos) che sono stati in qualche modo influenzati dalle loro intuizioni. Rispetto ad altri esponenti di questo revival elettronico, quali Orb, Boards of Canada e Aphex Twin, gli Autechre vantano una maggiore ricchezza percussiva, che dà vita a un suono con caratteristiche più "industriali". La band è un duo formato da Sean Booth e Rob Brown, due disc jockey della scena techno di Manchester. Amici fin dall'adolescenza, i due condividono la passione per la musica e per i divertimenti tecnologici, giocando a manipolare i dischi con le macchine e creando curiosi "mixtape" che diventano via via più elaborati. A scoprirli è la Warp, l'etichetta che aveva già pubblicato i lavori di Sweet Exorcist, Nightmare on Wax e B12 e che scriverà la storia dell'elettronica degli anni Novanta, con nomi come Aphex Twin, Boards Of Canada e Plaid. La loro peculiare idea di techno, fondata su ritmiche destrutturate e sonorità cerebrali, si rivela quanto mai suggestiva, muovendosi tra gli acquerelli ambientali di Brian Eno e le scorribande spaziali dei tardi Tangerine Dream. E' una musica meccanica ma fluida, che utilizza liberamente trame di ascendenza jazz e sinfonica. I loro suoni, lenti e ipnotici, con variazioni minime di accordi su un sottofondo di percussioni in tempi dispari, sono insieme maestosi e desolati, lontani da ogni stilema comunemente associato alla techno. Negli anni, gli Autechre si sono dedicati anche a remix per St Etienne, Tortoise, DJ Food, Skinny Puppy, Nightmares on Wax e ad una carriera parallela iniziata nel 1994 col nome di Gescom (su etichetta Skam Records). testo Marco Iannuzzi |