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Ciao Toby, felice di conoscerti, sono Billy Bogus della neonata etichetta Pizzico Records (Italia). Imposterò quest’intervista “da artista ad artista” cercando di far emergere le cose più interessanti che ci circondano. Percui cominciamo: Questo filone che prende il nome di “new disco” (che include generalemte balearic, cosmic, italo ed influenze marcatamente disco) sta diventato un vero fenomeno in tutta Europa e non solo. Cosa pensi? Personalmente non amo catalogare la mia musica come new disco. Provengo più in generale da una prospettiva house, anche se immensamente influenzato dai suoni più underground della disco e svariati altri generi. Penso più semplicemente che gli amanti della buona musica ed i clubber non possano esimersi dall’amare questo stile; le poderose linee di basso, gli handclaps, i molteplici synth sono gli ingredienti giusti affenchè si crei l’atmosfera magica, più difficile da ricreare con la techno minimale. La prima volta che ho ascoltato “Daves Sex Bits” ho pensato che fosse un pezzo geniale, ma che allo stesso tempo che non sarebbe stato capito dai più. Fortunamente i fatti mi hanno dato torto, perché proprio attraverso questa release, ti sei affermato come uno dei maggiori esponenti di questa ondata disco-house. Perché secondo te, etichette importanti come Rekids, orientate principalmente verso la techno, hanno scelto di aprisrsi a nuove sonorità? Bhe grazie per i complimenti. Penso di sapere cosa intendi, perché ho avuto la stessa sensazione fino a quando da Rekids hanno accolto questa mia produzione. Ciò nonostante ho sempre pensato che fosse di difficile consumo, anche se sono fioccati lodevoli feedback ed in particolare credo che il remix dei Quiet Village (che amo) abbia aiutato tutto il processo commerciale. La Rekids è sicuramente una label aperta mentalmente, come sai gestita da Matt Edwards, che ha un gusto incredibile in fatto di musica, così come James, il suo braccio destro, amante della disco e pazzo per la techno. Credo che entrambi si annoierebbero al solo pensiero di dover proporre sempre la stessa minestra. Senza dubbio la Bear è una delle migliori etichette del settore, con una grande personalità ed un catalogo di artisti e produzioni di assoluta qualità e spessore. Ci racconti come è iniziata la vostra amicizia/collaborazione? Si; ho mandato il mio primo demo nel 2002 penso, senza ottenere molto, se non un paio di ottimi consigli e dritte per come continuare. Dopo aver ascoltato alcuni dei primi dischi prodotti dalla Bear, ho spedito alto materiale e fui contattato da Stevie Kotey e mi disse che avrebbe voluto pubblicare “Crymeabongo” una di quelle tracce. In realtà lo stesso Stevie era molto impegnato, per via delle serate in giro per il mondo. Organizzamo un incontro nel suo studio, dove mi diede dei campioni hai quali lavorare e remixare. Così nel giro di pochissimo chiusi il remix di Akwaaba - Boozefinger. Stevie ne fu colpito e decise di pubblicare immediatamente un EP che contenesse questo traccia più un remix di Prins Thomas a “Bodies” prima apparizione su Bear di Todd Terje. Nel complesso un grande EP. Perlaci del remix di “Where were you in 5079?” dei Diaphanoids. Sono cari amici e mi hanno raccontato che non deve essere stato facile mettere mano alla traccia, tutta registrata in stile vintage originale, completamente in analogico e difficile da convertire in formato digitale. Um … si, è stato un piacere remixare questo pezzo. L’originale è eccezionale; mi ricorda i Talking Heads (senza le voci). Fondamentalmente è la linea di basso che mi ha colpito di più, alla quale ho aggiunto un vibe elettronico ed alcuni miei beats, per poterla suonare sui dancfloor possibilmente. Sono impaziente di ascoltare il loro album (hint hint hehe). La mia percezione attuale è che minimal ed electro house necessitino di essere reinventate, per non correre il rischio di diventare inflazionate. Ho la sensazione che anche i progetti più consolidati o etichette storiche come la Kompakt (ad esempio) tendano a questa standardizzazione. Cosa ne pensi? Onestamente, credo che bisogna lasciare la gente fare musica, ascoltare e scegliere. La buona musica arriverà naturalmente. Ci sono un sacco di entusiasmanti release pronte a venire fuori, ma così tante da essere eccitato. Sono estremamente soddisfatto di questo periodo storico, in termini di produzioni; basta solo tenere le orecchie aperte. Il downtempo sul finire degli anni ’90, prendeva dal funk crudo degli anni ’70, adesso la new disco pesca dalla new wave, cosmic, italo degli anni ’80. Possiamo dire che esiste una spece di ciclo storico nella musica da club? Um, a parte il fatto che negli anni ’70 e ’80 è stata prodotta cosi tanta musica di qualità che sarebbe assurdo se non avesse influenzato la gente nel corso degli anni, la vera sfida è quella di scrivere della musica oggi che possa fare lo stesso effetto alle prossime generazioni. Sei un DJ molto richiesto. Qual è un tuo tipico DJset? Certo, porto sempre quanto più musica posso…non sai mai cosa può aspettarti. Di solito comincio con i suoni funk più scuri, costruendo lentamente un’atmosfera. Quando il momento è propizio tiro fuori le tracce che certamente trascinano le ragazze in pista, inevitabilmente seguite dai maschietti ed il gioco è fatto. Dopo devi solo mantenere alta la tensione, seguire il dancfloor, senza mai dimenticarsi però di sorprendere, lungo la strada. Late Night Audio è un evento interessante a Londra, del quale sei protagonista. Ci racconti? Odio contraddirti, ma siamo in due a promuovere questo party. Il mio socio è Danny Clark, un ottimo amico, promoter e DJ, conosciutissimo a Londra. Abbiamo un ottimo team di lavoro. Late Night Audio prende vita al 54, che è conosciuto come uno dei migliori club underground della città. L’evento ha compiuto da pochissimo un anno e ne siamo fieri. In quest’anno tutto è stato perfetto: gli ospiti, l’atmosfera, la gente con la quale ci divertivamo fino alle 8 del mattino. Sembra che molti dei club storici stiano lasciando il posto a situazione molto più raccolte ed intime. Specialmente nel caso di fenomeni musicali underground come la new disco. Tu che suoni dai primi anni ’90, pensi che sia cambiato qualcosa nell’Europa degli ultimi 10 anni? Penso che la situazione sia sempre più complicata, per via della sempre più variegata proposta musicale. Per molta gente, la cosa più semplice è quella di andare in posti dove trovano funk, disco, sonorità classiche e che allo stesso tempo fanno ballare più di qualsiasi altro genere. Per i palati più fini invece ci sarà sempre qualcosa dietro l’angolo. Tutte le infinite differenze di stili, non solo rendono più difficile il mondo del clubbing, ma anche l’approccio del produttore, secondo me. Penso con sincerità che tu sia un ottimo produttore, un produttore con tanto groove. Ci sveli qualche segreto del tuo modo di produrre? A cosa ti ispiri? E quali sono i tuoi progetti futuri? Inizio sempre da un loop che deve avermi ispirato, intorno al quale costruisco, provando, dei suoni, finchè qualcosa di buono viene fuori. Se la traccia funziona, di solito succede in una notte, poi dopo arrivano gli arrangiamenti… Le influenze vengono da anni di dancefloor, ascolti e studi. Penso che ho iniziato a capire di produzioni, quando ho cominciato a collezionare vecchia musica dance; Ho imparato ancora di più da questi ascolti, proprio perché nonostante le produzioni ed il mastering fossero di ottima qualità, la mia intezione è quella di migliorare, facendo un passo in avanti in questa direzione. Continuo ad essere fortemente inspirato da gente come: Tee Scott, FK, Tony Carrasco, Kano, Gino Soccio, Sly and Robbie, M&M, Prince, Jellybean, l’il Louis, Maurice Fulton, Chicken lips, tutta la scena breakdance dei primi anni ’80 ed artisti come Colin Dale e Favor on Kiss dei primi '90. Per quanto riguarda le nuove leve ascolto molto Mathew Janson, Audion e Ame. Le prossime uscite sono: Mythical Beats su Hectorworks. Kenny Hawkes - Gemini Remix su Rekids, Toby Tobias, Steel Bells su Tiny Sticks (con il remix di Zeegfungk) Rekids album, una collaborazione con Fabrizio Mammarella e nel progetto Pipeline con Tirk e i membri di Trick. a cura di Niccolò Bruni |