![]() |
“Struggle Music” era uno degli album che mi ero segnato sul taccuino, e con tanto di circoletto rosso alla Rino Tommasi, alla voce “dischi-da-cui-mi-aspetto-qualcosa-per-questo-2007-che-non-siano-le-solite-quattro-cazzate-che-passano-in-radio” (detto con tutto il rispetto per chi le fa e per chi le passa). Quello del binomio trevigiano Unlimited Struggle è infatti un esordio solo per modo di dire: 1) Shocca a.k.a. Roc B lo si conosce già dai tardo Novanta (da quando faceva parte dei Centrotredici insieme a Mistaman e Ciacca), anni in cui era il producer italiano che più si avvicinava al suono di DJ Premiere (per me è un complimentone, poi de gustibus…); col passare degli anni ha personalizzato il suono fino a realizzare “60 hz”, uno dei migliori prodotti di sempre nella frequentatissima categoria delle compile monoproduca e millemcs, probabilmente il migliore dietro “950” di Fritz da Cat. 2) Frank Siciliano, dopo qualche collaborazione sparsa e il demo “Monkey island”, si è fatto definitivamente notare proprio su “60 hz” grazie all’ottima “Notte blu”, uno dei brani più intelligenti e meglio riusciti di tutto il cd; negli anni successivi ha trascurato un po’ il microfono e si è dedicato massicciamente alle produzioni, dimostrando di avere talento e ottimo gusto anche alle macchine. Così Roc e Frank si mettono a produrre insieme e nasce Unlimited Struggle; viene confermata una buona parte del cast che aveva fatto bene in “60 hz” (l’immancabile Mistaman, Bassi Maestro, il Dogo, Stokka e Mad Buddy, Inoki) si aggiungono quei tre-quattro mc’s emergenti che sarebbe stupido non chiamare e a questo punto, ditemi voi, posso fare a meno di paragonare questo disco a quello che lo ha preceduto? Per quanto sia inevitabile riconosco da me che è una cosa ingiusta, perciò mi limiterò a riportare le macrodifferenze che ho individuato fra i due progetti: 1) in “Struggle music” c’è meno rap che in “60 hz” e decisamente più parti cantate. Gialloman, Nemo, Reverendo e Tony Fine sanno quello che fanno e rendono il cd più “ascoltabile” da parte di chi non è avvezzo a un certo tipo di suono; Stokka e Mad Buddy esagerano e rischiano di rovinare il loro pezzo (splendido per atmosfera e comunicatività) con un refrain interminabile e pretenzioso; resta il fatto che i gusti sono gusti e io avrei preferito qualche pezzo marcio in più e qualche acuto in meno. 2) “Struggle music” è molto più disco di quanto fosse “60 hz”. Sarà perché salta parzialmente la formula “un brano per ogni mc’s” (Mista c’è in tre pezzi, lo stesso Frank e Gialloman in due) sarà perché le produzioni hanno un gusto più marcato e un timbro più personale rispetto al passato, sarà per merito dell’ ormai conclamata maturità stilistica dei due produttori, resta il fatto che più lo ascolto più mi convinco che è decisamente così. In quanto ai singoli pezzi, ce ne sono quattro sopra la media. Il migliore è “Con i soldi in testa”: il beat è di quelli veramente al bacio, potente senza essere troppo grezzo e moderno senza risultare truzzo e volgare; il flow innovativo (qui ulteriormente limato) di Marracash lo doma in maniera esemplare, disegnando rime che fanno pensare e vedere con gli occhi di chi le ha scritte e che comunicano un disagio profondo senza patetizzarlo oltre il dovuto; anche il ritornello, sulle prime un po’ legnoso, col passare degli ascolti entra in testa e lì rimane. Un altro pezzo notevole è quello di Ghemon Scienz: “Suona sempre” ha un tappeto morbido e raffinato come il cantato di Tony Fine; le strofe dell’mc irpino abbinano invece tecnica e contenuto e meritano davvero (in particolare la prima). “Giuro” si avvale del solito campione vocale che va tanto di moda, escamotage che ormai usano tutti ma che fa semrpe il suo effetto. I Micromala ci incollano sopra un pezzo interessante sulle promesse, in particolare su quelle mancate: il concetto di fondo è valido, il ritornello azzeccato, il beat commovente, le strofe tutt’altro che barocche ma sicuramente autentiche e sentite. Di Stokka e Mad Buddy ho già accennato sopra: premesso che il ritornello è fuori dalle loro corde e non incontra i miei gusti, il pezzo ha un’atmosfera sospesa e quasi onirica che conquista e riconferma che i Tasterz sono fra i pochi gruppi in Italia a possedere attitudine, versatilità e contenuti da comunicare. Valutazione complessiva: Struggle Music non è perfetto come speravo, un po’ perché si è esagerato nel dare spazio al lato soul della faccenda, un po’ perché i nomi nuovi al microfono sono pochi; io avrei osato un po’ di più sotto questo punto di vista, anche perché alcuni dei “vecchi” coinvolti nel progetto steccano (Medda, lo stesso Frank) o regalano prestazioni sottotono (Club Dogo) rispetto alle loro potenzialità. Questo non toglie però che “Struggle music” sia un disco solido, godibilissimo, che trasuda anima, talento, passione e, come da titolo, vero sbattimento. testo Fabio Varini |